Supersymmetric partner, Cena in casa di Simone, Paolo Veronese, Pinacoteca di Brera, Milano
Luca Pozzi (Milano, Italia, 1983)
Supersymmetric partner, Cena in casa di Simone, Paolo Veronese, Pinacoteca di Brera, Milano, 2007-2009
Stampa fotografica
146 x 220 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Palazzo Giuliari
La serie fotografica The Supersymmetric Partner (2007-2009) documenta il percorso quasi rituale di Luca Pozzi in relazione a nove dipinti rinascimentali di Paolo Veronese, conservati ed esposti presso il Musée du Louvre di Parigi, la Pinacoteca di Brera di Milano, il Château de Versailles a Parigi, il Santuario di Monte Berico a Vicenza, la Galleria Sabauda di Torino, la Gemäldegalerie di Dresda e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
In questo lavoro, Pozzi si ritrae mentre compie un salto davanti alla Cena in casa di Simone, conservata presso la Pinacoteca di Brera, inserendo il proprio corpo in relazione diretta con uno dei capolavori della pittura rinascimentale veneziana.
Il gesto del salto, congelato dall’atto fotografico, costituisce il nucleo concettuale dell’opera e funziona come dispositivo di traduzione visiva del concetto di supersimmetria, mutuato dalla fisica teorica. In questo contesto, l’artista assume il ruolo di “partner supersimmetrico” dell’opera storica: una presenza temporanea, instabile e non permanente, che entra in relazione con un’immagine concepita per la durata e la fissità. Il corpo dell’artista, sospeso nello spazio, introduce una dimensione di discontinuità e di tempo breve all’interno di un contesto museale fondato sulla conservazione e sulla stabilità.
Il confronto con Veronese non avviene, quindi, sul piano della citazione iconografica, ma attraverso un cortocircuito temporale e percettivo. La monumentalità scenografica della Cena in casa di Simone, costruita secondo una rigorosa orchestrazione prospettica e narrativa, viene messa in tensione con un gesto minimo e antieroico, che non pretende di competere con l’opera storica ma di affiancarla come evento effimero. In questo senso, Supersymmetric partner non si configura come atto di appropriazione, bensì come esercizio di coesistenza tra tempi, linguaggi e regimi di visibilità differenti.
La fotografia assume qui un ruolo essenziale: non documenta semplicemente una performance, ma ne costituisce l’esito formale e l’unica forma di permanenza. L’opera si colloca così in una zona di confine tra performance, fotografia e riflessione istituzionale, interrogando il museo come spazio di negoziazione tra corpo vivo e patrimonio storico. Attraverso la serialità del gesto e la reiterazione del confronto con opere del passato, Pozzi costruisce una riflessione sul rapporto tra arte contemporanea e tradizione, proponendo un modello di relazione non fondato sulla rottura, ma su una temporanea sovrapposizione di sistemi simbolici.
In Supersymmetric partner, il museo diventa un campo attivo, attraversato da presenze e possibilità latenti, mentre il corpo dell’artista funge da strumento di misura e da interfaccia tra conoscenza storica e speculazione teorica. L’opera anticipa così alcuni dei temi centrali della ricerca successiva di Pozzi, in particolare l’idea dell’arte come spazio relazionale e probabilistico, in cui la percezione è chiamata a confrontarsi con modelli di realtà non lineari.
