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Il museo che vorrei: Laboratorio con elena mazzi

Workshop con l’artista Elena Mazzi

Dal 9 all’11 marzo 2026 il Museo del Contemporaneo dell’Università di Verona ha ospitato Il Museo che vorrei, laboratorio partecipato condotto dall’artista Elena Mazzi nell’ambito del progetto Farsi Museo: Valorizzazione della donazione AGIVERONA, sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’iniziativa ha coinvolto l’artista Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984) presente in collezione con l’opera Performing Atlante Energetico (2017) esposta nella sede di Ca’ Vignal. La sua pratica artistica interdisciplinare – attenta alle relazioni tra comunità, territorio e patrimonio culturale in dialogo con ambiti quali l’antropologia, l’ecologia e la ricerca sociale – ha offerto ai partecipanti del workshop l’opportunità di interrogarsi sul museo come spazio di cura, ascolto e costruzione condivisa di significati.

I partecipanti, provenienti da diversi ambiti disciplinari dell’Ateneo, sono stati chiamati a riflettere sul ruolo del museo universitario contemporaneo e sul patrimonio artistico custodito dall’Università di Verona. Per tre giornate consecutive, negli spazi del Polo Universitario di Santa Marta, studenti e studentesse hanno esplorato la collezione d’arte contemporanea dell’Ateneo da una prospettiva inedita: non come un insieme statico di opere, ma come un organismo vivo, capace di trasformarsi attraverso le relazioni, gli sguardi e le interpretazioni di chi lo attraversa.

Il percorso ha alternato momenti di approfondimento teorico, confronto collettivo e attività laboratoriali. Partendo dalla storia e dalla genesi della collezione universitaria, i partecipanti hanno affrontato temi legati alla cura, alla mediazione culturale e alla responsabilità condivisa nei confronti del patrimonio, entrando in contatto diretto e indiretto con le opere, ad esempio attraverso le voci di alcuni degli artisti presenti in collezione – tra cui Sara Enrico, Cristian Chironi, Riccardo Giacconi e Serena Vestrucci – e con la figura del collezionista Giorgio Fasol, con la visione di una videointervista dedicata al significato del collezionare.

Uno degli aspetti centrali del laboratorio è stato il lavoro di rimappatura della collezione negli spazi universitari. Attraverso esercizi di gruppo e pratiche di co-progettazione, gli studenti hanno immaginato nuove relazioni tra le opere e i luoghi della vita quotidiana dell’Ateneo, sperimentando possibili modalità alternative di narrazione, allestimento e attivazione del patrimonio artistico.

Il laboratorio ha inoltre dato origine a una serie di “podcast” realizzati dai partecipanti. Divisi in piccoli gruppi, gli studenti hanno scelto alcune opere della collezione e costruito brevi narrazioni audio, registrate con i propri dispositivi, che restituiscono punti di vista personali e nuove chiavi di lettura del patrimonio universitario. Questi contenuti rappresentano uno degli output più significativi del progetto e potranno contribuire ad ampliare gli strumenti di mediazione culturale del Museo.

La restituzione finale del laboratorio ha evidenziato un significativo superamento della concezione tradizionale del museo a favore di una visione aperta, partecipativa e relazionale. Le riflessioni emerse hanno confermato il valore del museo universitario come luogo di sperimentazione didattica, sociale e culturale, capace di coinvolgere attivamente la comunità accademica nei processi di interpretazione e valorizzazione del patrimonio.

L’esperienza si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione della donazione AGIVERONA e contribuisce al processo di costruzione del Museo del Contemporaneo dell’Università di Verona. Gli esiti del laboratorio costituiranno una base di lavoro per futuri progetti di mediazione culturale e per lo sviluppo partecipato delle attività del Museo.