A Treesitting Archive
Adelita Husni Bey (Milano, Italia, 1985)
A Treesitting Archive , 2008
C-prints su carta matt
70 x 70 cm l’una
Serie di 5 fotografie, Edizione 3/5
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Ca' Vignal 3 – Scala tra il Piano Terra e il Primo Piano
Con A Treesitting Archive (2008), Adelita Husni Bey sviluppa una serie fotografica che documenta pratiche di tree-sitting, forme di protesta ambientale non violenta adottate da attivisti ecologisti per impedire l’abbattimento di aree boschive destinate allo sfruttamento industriale e infrastrutturale. L’opera si articola come un archivio visivo composto da cinque immagini che ritraggono insediamenti temporanei costruiti sugli alberi e abitati per lunghi periodi, trasformando lo spazio naturale in una struttura abitativa autonoma, off-grid e sottratta alle logiche proprietarie.
Le fotografie, realizzate nel 2007 in contesti britannici come Titnore e Stanton Moor, restituiscono una modalità alternativa di abitare il territorio, fondata sulla persistenza del corpo nello spazio e sulla sospensione delle coordinate normative di legalità, produttività e uso del suolo. La serie è strettamente connessa al video Story of the Heavens and Our Planet (2007), realizzato nello stesso periodo e negli stessi luoghi, per documentare la vita quotidiana all’interno dei campi di protesta attraverso riprese ambientali, interviste e conversazioni tra gli attivisti. Se il video adotta una struttura temporale e narrativa, la serie fotografica condensa invece l’esperienza del tree-sitting in immagini statiche che isolano le strutture abitative come forme architettoniche precarie e simboliche. In questo senso, A Treesitting Archive non va intesa come semplice documentazione, ma come parte di un dispositivo più ampio di registrazione, analisi e trasmissione di pratiche di resistenza collettiva. Nel 2014, le due opere sono state presentate congiuntamente presso il Parco Arte Vivente di Torino, accompagnate da una selezione di zine eco-attiviste prodotte tra il 1987 e il 2004, che tracciavano una storia dei movimenti ambientalisti radicali statunitensi ed europei. Questo apparato editoriale contribuiva a costruire una contro-narrazione rispetto alla rappresentazione egemonica dell’eco-attivismo, mettendo in luce i processi di progressiva criminalizzazione delle pratiche di protesta, culminati con l’Animal Enterprise Protection Act (1992). In tale contesto, A Treesitting Archive assume una valenza archivistica e politica esplicita, evidenziando come le immagini partecipino attivamente alla costruzione della memoria dei movimenti e alla loro legittimazione o rimozione nello spazio pubblico. L’opera si colloca in una fase iniziale della ricerca di Husni Bey, in cui l’attenzione è rivolta alle forme di auto-organizzazione, alle architetture temporanee e ai dispositivi di resistenza collettiva. Questi elementi costituiscono il fondamento metodologico di una pratica che, negli anni successivi, si estenderà verso ambiti più esplicitamente pedagogici e istituzionali, mantenendo tuttavia una continuità nell’uso dell’arte come strumento di indagine critica delle relazioni tra territorio, diritto e potere.
