Artissima
Giulia Piscitelli (Napoli, Italia, 1965)
Artissima, 1995
Stampa lambda su forex
30 x 45 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Biblioteca
Artissima (1995) documenta un intervento di Giulia Piscitelli all’interno di uno spazio espositivo temporaneo, in cui l’artista mette in relazione il proprio corpo, l’immagine stampata e il sistema della comunicazione artistica. La fotografia la ritrae nei panni di una visitatrice di fiera, mentre sullo sfondo compare un’installazione composta da una serie di copertine di riviste d’arte contemporanea (tra cui Flash Art, Juliet e Collant) sulle quali l’artista interviene sistematicamente con un elemento pittorico ricorrente: una forma allungata e verticale applicata direttamente sulle superfici editoriali. Questo segno, riconducibile ai Ricalchi sviluppati da Piscitelli in quegli anni, è ottenuto tramite impronte realizzate con pittura acrilica a partire dal tracciamento della sagoma di un pene su un supporto plastico trasparente, successivamente utilizzato per imprimere figure colorate non autorizzate sulle pareti e sui materiali dello stand.
Il gesto ripetitivo e seriale agisce come un segno di disturbo che interrompe la leggibilità delle immagini e dei testi, alterando il dispositivo della rivista intesa come veicolo di informazione, legittimazione e costruzione del valore artistico. Le copertine, elementi emblematici del sistema dell’arte e della sua economia simbolica, vengono così sottratte alla loro funzione originaria e ricondotte a una dimensione materiale e precaria, in cui l’immagine stampata diventa supporto per un’azione minimale ma incisiva. La reiterazione del Ricalco non mira a una provocazione episodica, ma a un processo di oggettivazione dell’oscenità dell’immagine, depotenziandone la carica simbolica e rendendola strumento critico nei confronti dello spazio istituzionale che essa stessa infiltra. La presenza di Collant, rivista di arte attuale con cui Piscitelli collabora tra il 1995 e il 1997 sotto la direzione di Argento Migliore, introduce un ulteriore livello di lettura: accanto alle testate istituzionali, la rivista indipendente funziona come controcampo editoriale e politico, esplicitando la tensione tra circuiti ufficiali e pratiche alternative di produzione e circolazione del discorso artistico.
La presenza dell’artista nello spazio, colta di profilo mentre osserva l’installazione, introduce una dimensione performativa e autobiografica che rafforza il carattere esperienziale dell’opera. Piscitelli non si pone come autrice esterna rispetto al contesto, ma come soggetto coinvolto, inscrivendo il proprio corpo e il proprio sguardo all’interno del dispositivo. Artissima si configura così come una riflessione precoce sul rapporto tra identità, visibilità e sistemi di rappresentazione, filtrata attraverso alcuni nodi centrali della critica femminista: il regime maschile dello sguardo, la sessualizzazione dell’immagine, la relazione inconscia tra offerta e possesso che attraversa i meccanismi di esposizione e consumo visivo. La scelta di registrare l’intervento attraverso una fotografia, piuttosto che conservarne gli elementi originari, sottolinea infine la natura effimera dell’azione e la sua esistenza come traccia, documento e memoria, collocando Artissima in una zona di confine tra installazione, performance e archivio visivo.
