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Bastard of Disguise

Nico Vascellari

Nico Vascellari (Vittorio Veneto, Italia, 1976)

Bastard of Disguise, 2006

Gesso, metallo, legno

35 x 280 x 35 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Piano Interrato, Corte Centrale

Bastard of Disguise fa parte di un ciclo di lavori realizzati da Nico Vascellari in occasione della mostra Death Blood War (Galerija Škuc, Lubiana, 2006), momento cruciale per definizione di una pratica che intreccia in modo sempre più coeso dimensione installativa, scultorea e performativa attorno a un nucleo tematico esplicitamente dichiarato: aggressività e violenza come componenti strutturali, e non accidentali, della natura umana.

La personale, una delle prime dell’artista, è concepita come un dispositivo complesso in cui video, azione e oggetti concorrono alla costruzione di un’unica esperienza immersiva, sfumando la distinzione tra documento, reliquia performativa e scultura autonoma. La scultura, in particolare, appartiene a una serie di elementi tra loro affini ma non identici, concepiti come variazioni formali di un medesimo principio strutturale e iconico. La sua morfologia allungata, contundente e volutamente ambigua richiama un repertorio insieme arcaico e contemporaneo di strumenti e armi (bastone, mazza, oggetto rituale) senza tuttavia stabilizzarsi in una funzione determinata. La combinazione di legno, gesso/impasti sintetici e inserti metallici (borchie), enfatizza una presenza compatta e aggressiva, in cui la superficie dura e puntuta sembra al tempo stesso evocare l’uso e negarlo, sospendendo l’oggetto in una zona di indeterminazione tra utensile, arma e feticcio. Proprio in questo scarto tra riconoscibilità tipologica e indeterminazione funzionale risiede uno degli aspetti centrali del lavoro: la scultura si presenta come potenzialmente utilizzabile, ma si configura in realtà come condensazione simbolica di una forza latente, trattenuta in stato di tensione e mai completamente scaricata. In Death Blood War, l’opera partecipa a una messa in scena complessiva che tematizza la violenza come energia diffusa, collettiva e difficilmente governabile. Il fulcro della mostra è un video girato da Vascellari durante un concerto degli Slayer al festival Metal Camp in Slovenia, costruito su tre brani del gruppo (Angel of DeathReign in BloodWar Ensemble), in cui l’artista adotta un dispositivo percettivo tanto semplice quanto radicale: mantenere una posizione di immobilità all’interno della folla, lasciando che il proprio corpo venga sottoposto a pressioni e urti continui. Il concerto, evento codificato di sfogo collettivo, si trasforma così in un campo di tensione tra controllo e perdita di controllo, in cui la postura statica dell’artista produce una sorta di sismografo corporeo dell’aggressività del contesto. In questo quadro, Bastard of Disguise può essere letta come traduzione oggettuale di quella stessa energia compressa: un corpo solido che assume in forma scultorea il carattere di potenziale urto, senza bisogno di un’azione esplicita.​ Al video si affianca la performance Death Blood War, realizzata durante l’inaugurazione, in cui due performer, seduti a cavalcioni di un tronco d’albero, colpiscono ininterrottamente il legno con delle scuri per l’intera durata dell’evento (tre ore). L’azione reiterata, fisicamente estenuante, costruisce una relazione diretta tra corpo, materia e suono: il gesto di colpire, scandito e insistito, produce una traccia sonora martellante e una trasformazione progressiva della materia, che si consuma sotto l’effetto di una violenza ritmica e controllata. Gli oggetti della serie Bastard of Disguise si pongono come controcampo oggettuale alla performance: se l’azione dinamica delle scuri mette in scena la scarica effettiva della forza, la scultura trattiene quella stessa energia in forma latente, come se fosse un residuo condensato del gesto, una possibile arma che rimane, tuttavia, “inattivata”. 

Il titolo deriva da una scritta associata al disegno di un poliziotto sulla copertina di un 7″ del gruppo Karp, elemento che Vascellari trasferisce serigraficamente ed espone nello spazio espositivo in prossimità delle sculture, articolando un ulteriore livello di connessione tra immagine, testo e suono e ancorando l’opera a un immaginario visivo e musicale di matrice underground. Il riferimento alla cultura metal/hardcore/noise, già centrale nel background dell’artista, introduce una stratificazione semantica che investe sia il tema della violenza istituzionale (la figura del poliziotto) sia l’idea di mascheramento e di travestimento implicita nel termine “disguise”. Il “bastard” del titolo sembra così alludere a una genealogia spuria, ibrida, in cui l’oggetto scultoreo nasce dall’incrocio di linguaggi – musica, grafica, performance – e di codici identitari non riconciliati.​ 

Bastard of Disguise occupa una fase iniziale ma già fortemente definita nella ricerca di Vascellari, in cui l’artista articola un linguaggio capace di tenere insieme pratica scultorea, dimensione performativa e cultura musicale, anticipando il ruolo centrale che assumeranno negli anni successivi dispositivi immersivi e installazioni complesse in cui suono, luce, oggetti e presenza fisica generano ambienti a forte carica emotiva. La dimensione rituale che permea l’intero progetto (evidente nella reiterazione gestuale della performance con le scuri, nella postura statica del corpo esposto alla pressione della folla nel video e nella qualità feticcia delle sculture) introduce una componente sciamanica che travalica una mera citazione estetica, configurandosi come strategia operativa centrale nella ricerca di Vascellari. Questa prospettiva sciamanica, radicata in una tradizione performativa che l’artista desume tanto dalle culture underground musicali quanto da un immaginario arcaico rivisitato, si fonda sulla trasformazione alchemica della materia attraverso il corpo: il legno straziato dalle asce, il performer schiacciato dalla marea umana del concerto, l’oggetto che incarna una violenza compressa diventano stazioni di un processo catartico in cui l’energia aggressiva non si disperde, ma si canalizza e si condensa. Proprio come nello sciamanesimo, il medium incarna e manipola forze telluriche per riequilibrare il cosmo, Vascellari usa il corpo e la materia lignea quale veicolo per una riconfigurazione simbolica della violenza, non come mera pulsione distruttiva, ma come forza vitale e generatrice. In questo senso, Bastard of Disguise trascende il proprio statuto scultoreo per divenire dispositivo sciamanico potenziale: un talismano sospeso tra inerzia museale e minaccia latente, che trattiene la scarica performativa in uno stato di potenziale attivazione.