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Beato te

Matteo Attruia

Matteo Attruia (Sacile, Italia, 1973)

Beato te, 2014

Neon

ø 30 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Palazzo Giuliari

Beato te si inserisce in una tradizione di lavori al neon di Matteo Attruia, che spesso utilizza scritte e frasi tratte da modi di dire, proverbi o motti celebri, rielaborati con un tono ironico. In questo caso, Beato te non è una scritta luminosa, ma un cerchio di neon posto all’altezza della testa di chi lo osserva, evocando l’immagine di un’aureola e, di conseguenza, il concetto di beatificazione. Attraverso la sua semplicità formale e la persistenza di quest’elemento nell’immaginario comune, l’opera invita a riflettere su temi come la santificazione, intesa non tanto in senso spirituale quanto come una condizione terrena di privilegio o superiorità. Il neon, elemento ricorrente nel lavoro di Attruia, funge da dispositivo estetico per esplorare l’ironia come strumento di critica sociale. Presentandosi come pura geometria luminosa, l’opera pare interrogarsi su chi sia oggi un santo e sul suo possibile ruolo. Le risposte sono appena accennate nell’ironia della domanda, anche se la frase «Beato te» sembra sottintendere un commento sulla condizione umana, dove il privilegio o lo stato di grazia sono spesso associati a un benessere materiale piuttosto che spirituale. Nello specifico, se letta in relazione al suo contesto di provenienza (una collezione d’arte privata), l’opera sembrerebbe una pungente allusione alla posizione del collezionista d’arte, una figura che, all’interno del sistema dell’arte contemporanea, può essere vista come una sorta di “beato”, qualcuno che gode di un particolare status grazie al suo ruolo di mecenate e di accumulatore di opere d’arte. Attraverso l’uso dell’ironia, Attruia invita a considerare le complessità e le contraddizioni di questo ruolo. Il collezionista, infatti, non è solo un acquirente, ma una figura influente e simbolica, venerata per il suo potere di sostenere e promuovere l’arte, ma allo stesso tempo soggetta a una sottile critica sociale. La santificazione rappresentata dal neon non è dunque una condizione celeste, ma un riflesso di dinamiche più terrene e materiali, legate al potere e alla ricchezza nel mondo dell’arte contemporanea. Beato te, quindi, non solo gioca con l’immagine e i significati di un soggetto simbolico come l’aureola, ma si propone come dispositivo estetico che, attraverso una critica ironica e costruttiva, esplora la relazione tra l’arte, il potere e il ruolo del collezionista nel sistema dell’arte.