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Bread

Valentina Miorandi

Valentina Miorandi (Trento, Italia, 1982)

Bread, 2012

Insegna al neon, licenza

33 x 124 x 8 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Piano Terra, Ingresso (esterno)

Bread (2012) affronta temi centrali nella pratica di Valentina Miorandi quali la partecipazione, la condivisione e le economie simboliche. L’opera si presenta come un’insegna al neon modellata per formare la parola Bread, accompagnata da un contratto di licenza che ne definisce le modalità d’uso e di circolazione, spostando l’attenzione dall’oggetto alle condizioni che ne regolano la diffusione. 

Il lavoro nasce come riflessione sul pane inteso non soltanto come bene primario, ma come elemento culturale e politico: simbolo di sussistenza, di comunità e di relazione, ma anche oggetto attraversato da dinamiche economiche, normative e sociali. Attraverso la forma dell’insegna, tipicamente associata al commercio e alla visibilità pubblica, Miorandi attiva un cortocircuito tra linguaggio artistico e linguaggio funzionale, interrogando il confine tra opera, bene comune e dispositivo sociale. 

La licenza costituisce parte integrante dell’opera e ne struttura il significato. Secondo quanto stabilito nel contratto, l’insegna Bread può identificare temporaneamente un luogo, pubblico o privato, stabile o occasionale, le cui attività siano orientate all’investimento in arte e alla promozione e produzione culturale. La sottoscrizione della licenza comporta l’ingresso in una rete di soggetti impegnati in progetti di crescita culturale, secondo condizioni esplicitamente definite. Un elemento significativo del lavoro è la dimensione calligrafica: la parola bread viene realizzata con la scrittura di chi espone l’opera, introducendo una variazione soggettiva che mette in crisi l’idea di marchio standardizzato e di identità visiva fissa. Allo stesso tempo, il contratto prevede un limite temporale alla funzione segnica dell’opera: alla scadenza stabilita, l’insegna perde il proprio valore distintivo pur restando proprietà dell’acquirente, separando deliberatamente valore materiale e valore simbolico. In questo modo Bread si configura come un dispositivo concettuale e relazionale che utilizza strumenti giuridici, linguaggi visivi e dinamiche di circolazione per interrogare i concetti di autorialità, proprietà, legittimazione e funzione sociale dell’arte, spostando l’attenzione dall’oggetto alla rete di relazioni che esso è in grado di attivare.