Davide
Sebastiano Sofia (Verona, Italia, 1986)
Davide, 2015-2016
Vernice, gesso, pigmento, gomma, legno
200 x 30 x 30 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Ca' Vignal 3 – Atrio piano terra
Davide (2015-2016) rappresenta un esempio significativo della pratica scultorea di Sebastiano Sofia, che attraverso l’assemblaggio di materiali eterogenei (vernice, gesso, pigmento, gomma, legno) dà vita a forme verticali instabili e ambigue, sospese tra il regno dell’umano, dell’animale e dell’oggetto inanimato. La scultura, dalle dimensioni totemiche di 200 x 30 x 30 cm, si configura come una presenza corporea non unitaria né immediatamente riconoscibile: non offre una rappresentazione antropomorfa definita, ma un aggregato provvisorio di materie ibridate, dove la verticalità strutturante funge da metonimia per un soggetto assente, evocando una soggettività in perenne metamorfosi e crisi di identificazione. Realizzata originariamente per la mostra Ariel (CAR Gallery, Bologna, 2016), quest’opera si lega a un ciclo nel quale Sofia indaga la trasformazione della materia scultorea come metafora dell’instabilità identitaria: elementi naturali grezzi o modificati dall’uso umano (legno, gomma) si fondono con materiali sintetici (gesso, pigmenti), generando creature che perdono progressivamente la loro identità originaria per assumere una vitalità aliena e straniante. Non è secondario che Davide emerga da un contesto espositivo dedicato alla contaminazione tra artifizio e natura, dove la scultura si presenta come testimone di un processo di osmosi continua tra mondi separati: ibridazione e complementarità prevalgono sulla compiutezza formale, rivelando nei tratti dell’assurdo e della violenza i caratteri più umani e malinconici della condizione corporea. In tal senso, l’opera dialoga con una ricerca che affida all’ambiguità materica e alla fusione di generi il compito di interrogare i confini ontologici del corpo, in un dialogo aperto tra controllo razionale e perdita pulsionale. L’opera si colloca in un momento cruciale della carriera di Sofia, tra la residenza Bevilacqua La Masa (2015) e partecipazioni come la Quadriennale di Roma (2020), segnando il passaggio verso opere mature che coniugano scultura tradizionale e installazione performativa, con un focus sempre più marcato sulla metamorfosi come dispositivo critico.