Fleximofono
Piero Fogliati (Canelli, Italia, 1930 – Torino, Italia, 2016)
Fleximofono, 2002
Complesso meccanico a molle in acciaio armonico, ferro
245 x 35,5 x 35,5 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Palazzo Ex Economia – Tromba delle scale
Realizzato nel 2002, Fleximofono è parte integrante del progetto teorico e operativo Città Fantastica, l’ambiziosa visione utopica concepita da Piero Fogliati a partire dagli anni Sessanta: un’architettura poetica e immateriale, popolata da dispositivi sensoriali e macchine percettive.
L’opera si presenta come una struttura verticale composta da una serie di aste flessibili in acciaio armonico, disposte radialmente attorno a un asse centrale. Attivata mediante sollecitazioni fisiche, la struttura genera movimenti oscillatori complessi e produce vibrazioni sonore che si propagano nello spazio circostante. L’interazione tra materia, moto e suono dà origine a una “musica elastica” che non risponde a parametri tonali convenzionali, ma evoca un’esperienza percettiva amplificata, prossima al gesto performativo.
Fleximofono riflette in modo esemplare la poetica di Fogliati, orientata a tradurre fenomeni scientifici e forze naturali – luce, suono, energia, gravità – in esperienze sensibili cariche di meraviglia. L’opera non risponde a finalità funzionali, ma si configura come uno strumento immaginario: un’invenzione capace di mettere in vibrazione lo spazio e l’osservatore, evocando leggi fisiche rese visibili e insieme enigmatiche. Sebbene fondata su principi ingegneristici sofisticati, la macchina oltrepassa la dimensione tecnica per assumere una forma visionaria e autonoma, inscrivendosi nel paesaggio della Città Fantastica come un oggetto poetico e percettivo fuori dal tempo.
