Hermanus (on Mattress) Icon Building
Mikhael Subotzky (Città del Capo, Sudafrica, 1981)
Hermanus (on Mattress) Icon Building, 2005
Inchiostro a pigmento d'archivio su carta straccio di cotone
46,5 x 126 cm
Edizione 9/9
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Biblioteca
Realizzata nel 2005, Hermanus (on Mattress) Icon Building appartiene alla serie Umjiegwana, con cui Mikhael Subotzky prosegue la propria indagine sul sistema penitenziario sudafricano e sulle condizioni di vita degli ex detenuti, avviata con Die Vier Hoeke (2004). L’opera ritrae Hermanusvan Wyk, incontrato dall’artista nello stesso anno presso un cantiere dell’Icon Building a Città del Capo. L’immagine mostra l’uomo disteso su un materasso collocato all’interno dell’edificio, in una configurazione essenziale che mette in relazione diretta il corpo e l’edificio. Il formato orizzontale esteso consente di includere una porzione ampia dello spazio, evidenziando la compresenza di elementi architettonici e condizioni di abitazione temporanea. La costruzione dell’immagine si fonda su un’impostazione frontale e su una definizione nitida dei dettagli, caratteristiche ricorrenti nelle fotografie di Subotzky in questi anni. Questo incontro segna l’inizio di una relazione destinata a protrarsi nel tempo e a strutturare in modo significativo la pratica di Subotzky. Hermanus diviene infatti una presenza ricorrente nel lavoro dell’artista, partecipando a diversi progetti fotografici e filmici. Tra questi, il film WYE (2016), in cui interpreta una versione finzionalizzata di sé stesso, e Epilogue: Disordered and Flatulent (2022), che integra materiali biografici e conversazioni sviluppate nel corso degli anni. Parte di queste testimonianze è stata raccolta nel 2021 presso A4 Arts Foundation a Città del Capo, nell’ambito di un progetto di registrazione della biografia di van Wyk. All’interno della serie Umjiegwana, Hermanus (on Mattress) Icon Building documenta una fase iniziale di questo rapporto, che si configura nel tempo come una collaborazione continuativa. L’immagine assume pertanto rilievo non solo in quanto parte di un progetto dedicato agli ex detenuti, ma anche come primo momento di una relazione che attraversa l’intera produzione successiva dell’artista.
