Il momento in cui prima o poi si comincia a leccare per andare avanti
Serena Vestrucci (Milano, Italia, 1986)
Il momento in cui prima o poi si comincia a leccare per andare avanti, 2012
Leccate su tela, tempera, 105 giorni
100 x 150 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Piano Interrato, Corte Est
L’opera segna un momento di definizione nella ricerca pittorica di Serena Vestrucci, in cui il gesto performativo si istituisce come pratica strutturante della pittura stessa, fondendo tempo, corpo, materia e superficie in un processo di accumulazione lenta e rituale. Realizzata con “leccate su tela” (tracce di saliva colorata con tempera) per 105 giorni consecutivi, l’opera literalizza un consiglio ricevuto dall’artista: «Più volte mi è stato detto che per andare avanti con l’arte avrei dovuto iniziare a leccare. Così ho provato, colorandomi direttamente la lingua e cercando di farlo nel migliore dei miei modi», trasformando la saliva in medium pittorico e il corpo in strumento pittorico.
La genesi ironica e concettuale del lavoro rovescia il cliché dell’adulatorietà artistica in un processo fisico di protesta e resistenza: ogni leccata deposita una traccia minima di tempera mista a saliva, accumulando in tre mesi e mezzo un campo cromatico denso e stratificato, segnato da variazioni di pressione, umidità e ripetizione gestuale. La tela diventa così la skin estesa del corpo dell’artista, la di un’azione intima e compulsiva che sfida le convenzioni della pittura tradizionale.
Parte di un ciclo di circa venti tele, Il momento in cui prima o poi si comincia a leccare per andare avanti è un esempio calzante di una pratica caratterizzata da processi performativi prolungati che enfatizzano il tempo di esecuzione come variabile essenziale dell’opera: dalla polvere di ombretto stesa per giorni nelle serie Trucco (vincitrice Premio Cairo 2017) all’impilamento ossessivo di matite nei momenti di “dolce far niente” di Quel genere di cose che fai quando non lavori, 2010. L’uso della lingua come «mezzo ultimo di un passionale e intimo modo di dipingere» proietta la pittura in un territorio di body art quotidiana, dove la fisicità dell’artista, con i suoi limiti e fallimenti, diventa protagonista, sovvertendo la percezione tradizionale dell’opera come prodotto autonomo e ridefinendo la pittura come atto di resistenza fisica contro le dinamiche del sistema artistico.
