Claudio D’Angelo nasce nel 1938 a Tripoli, da genitori italiani originari dei pressi di Ascoli Piceno. Nel 1942 la famiglia torna a vivere in Italia, nel luogo d’origine. Da adolescente comincia a interessarsi alle arti visive e alla musica, soprattutto jazz, passioni che lo porteranno a diplomarsi al Liceo Artistico di Roma. Dopo un esordio in cui il suo lavoro pittorico si evolve da proposizioni figurative a soluzioni informali e neodadaiste, nei secondi anni Sessanta si orienta in modo sempre più definito verso una ricerca geometrico-progettuale, fino a maturare un linguaggio aniconico fortemente identitario e caratterizzante. Al 1964 risalgono le prime indagini sull’esattezza dell’immagine e sulla cinematica e dinamica delle configurazioni spaziali. Nel 1966 entra in contatto con la gallerista Fiamma Vigo, che lo coinvolge nelle attività del SET di Numero e lo promuove in ambito nazionale e internazionale. Nel 1968 elabora organismi modulari utilizzando forme toroidali, esposte nella personale del 1969 alla Galleria Numero di Roma. I primi anni Settanta vedono la nascita della serie Ipotesi progettuali, che presenta in tre mostre personali tra il 1970 e il 1971 nelle sedi di Numero a Firenze, Venezia e Roma: in quest’ultima occasione Palma Bucarelli acquisisce il grande dipinto Ipotesi progettuale A/1 per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nel 1972 espone alla Galleria Ferrari di Verona, al Centro Arte Contemporanea Sincron di Brescia e alla rassegna Arte e Società al Palazzo delle Terme di Saint Vincent. Prosegue con i Progetti di spazio e i Progetti di genesi dinamica dello spazio, presentando il proprio lavoro in numerose personali, tra cui quelle alla Galleria Primopiano di Torino, alla Galleria Marcon IV di Roma (con Hsiao Chin e Franco Costalonga), alla Galleria Dei Mille di Bergamo, alla Galleria La Polena di Genova e alla Galleria Vismara di Milano. Nel 1976 sviluppa gli Analysis situs, lavori incentrati su sequenze combinatorie di segni a valenza fotodinamica, esposti alla Galleria Martano di Torino e in un’antologica alla Galleria Numero di Roma. Negli anni successivi realizza ambienti e installazioni e indaga il grafo come evento linguistico e sonoro, culminando nel 1978 con una mostra antologica alla Pinacoteca Civica di Macerata. Nel 1979 espone alla Galleria Lorenzelli di Bergamo e realizza un intervento sullo spazio urbano a Civitella del Tronto. Gli anni Ottanta si aprono con la serie Itinerari dal nero (1981), che introduce l’uso di carta carbone su fondi neri e viene presentata nella mostra collettiva Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980 al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Seguono personali alla Galleria Unde di Torino (1982), alla Galleria Lorenzelli (1982) e a Salsomaggiore Terme. Nel 1983 l’opera Nòesis noésesos segna un approfondimento verso il segno-archetipo come strumento di analisi dell’io e della memoria, tema centrale della personale alla Galleria Artecentro di Milano. Negli anni successivi sviluppa l’uso di materiali extra pittorici (stoffa, vetro, plexiglass, metallo) e di gamme cromatiche come l’azzurro, realizzando mostre a Ferrara (Palazzo Massari, 1984), Milano (Galleria Morone 6, 1987), ancora alla Galleria Vismara e, nel 1989, un’antologica a Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno. Negli anni Novanta prosegue l’attività espositiva con personali a Milano (Spazio Temporaneo, Galleria Vismara), Verona, Omegna, Parigi e Brescia. Dal 1997 avvia una lunga fase di lavori su supporto fotografico, in collaborazione con Rosanna Flammini. Tra le personali dell’ultimo decennio si segnalano le mostre presso la Galleria Vismara di Milano (2001, 2004), la Galleria Multimedia di Brescia (2002), la Galleria Arte e Pensieri di Roma (2007) e l’antologica alla Pinacoteca Civica di Teramo (2005). La sua opera è stata esposta in numerosi musei e spazi pubblici internazionali – tra cui Caracas, Francoforte, Barcellona, Cracovia, Budapest, Vienna, New York, Il Cairo, Bruxelles, Londra, Taipei – e si conserva in collezioni permanenti di musei italiani e stranieri, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. La sua ricerca si fonda su un’elaborazione profonda e coerente del segno come nucleo generativo, e sull’esplorazione di uno spazio interiore che si esprime in strutture, superfici, memorie, architetture e linguaggi attraversati da una tensione costante tra rigore progettuale ed esperienza emotiva. Muore ad Ascoli Piceno nel 2011.