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Ipotesi progettuale

Claudio D'Angelo

Claudio D'Angelo (Tripoli, Italia, 1938 – Ascoli Piceno, Italia, 2011)

Ipotesi progettuale, 1972

Acrilico su tela

99,5 × 99,5 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Ca' Vignal 3 – Corridoio Piano Terra

Realizzata nel pieno della fase costruttivista-geometrica che segna la produzione di Claudio D’Angelo nei primi anni Settanta, Ipotesi progettuale del 1972 si configura come uno dei più emblematici esempi della sua indagine sulle strutture dinamiche dello spazio. Il titolo, ricorrente in una serie di lavori coevi presentati in importanti personali tra il 1970 e il 1971 nelle gallerie di Fiamma Vigo, allude a un processo analitico aperto e potenzialmente infinito, dove la progettazione è intesa come forma di pensiero strutturante, più che come esito formale concluso. La composizione, dominata da un impianto curvilineo circolare parziale, suggerisce un moto rotatorio scandito da un reticolo modulare ritmico, nel quale il segno grafico, sebbene estremamente preciso e controllato, produce una vibrazione visiva in continua espansione. La curvatura dei tracciati, l’alternanza di pieni e vuoti e il contrasto tra densità grafiche differenti generano una struttura sospesa, in equilibrio tra pulsazione e rarefazione. La griglia ortogonale cede il passo a un’organizzazione elicoidale, coerente con la volontà dell’artista di superare la stasi compositiva in favore di un organismo in divenire. Se da un lato l’opera richiama l’estetica delle ricerche cinetiche e programmate, dall’altro se ne distingue per l’intensità riflessiva e per la tensione quasi meditativa che ne attraversa la superficie. È una configurazione che rinuncia all’ornamento e si offre come macchina ottica e mentale, dove il segno, nella sua reiterazione, rivela le potenzialità generative del limite. Per D’Angelo la qualità primaria del segno è quella di far emergere la complessità/semplicità di un ordine: in questa ipotesi, il disegno si fa progetto, il progetto si fa forma, e la forma si fa tempo.