m
d
c

Johnny

Sislej Xhafa

Sislej Xhafa (Peja, Kosovo, 1970)

Johnny, 2001

Stampa fotografica, cornice dorata

160 x 110 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Biblioteca

Johnny è una stampa fotografica montata su tre cornici dorate, che ritrae un combattente dell’UÇK, identificato con il nome colloquiale “Johnny”, vestito con un doppiopetto bianco immacolato. La cornice dorata multipla, elemento barocco e celebrativo, incornicia un soggetto emblema di conflitto e marginalità, generando un contrasto tra sacralizzazione fasulla e precarietà reale per interrogare le dinamiche di potere, identità e rappresentazione mediatica. 

L’immagine coglie Johnny in posa formale, trasfigurando il guerrigliero kosovaro in un’icona ibrida, sospesa tra ritratto eroico e oggetto consumabile. La doratura sovrabbondante, ben tre cornici, decostruisce i feticci del sistema: eleva l’“altro”, lo “straniero”, a reliquia fruibile, mimando il consenso collettivo che trasforma personalità controverse in prodotti mediatici onnivori. 

Prodotta per la personale Hooligans in Heaven (Galleria Laura Pecci, Milano 2001), l’opera si integrava in un dispositivo installativo che riduceva lo spazio della galleria a specchio del sistema verticale del mondo dell’arte: stanze delimitate da mattoni forati con lampadine accecanti ritagliavano ruoli gerarchici (collezionista, artista, critico, curatore), insinuando barriere, privilegi e spazi di legalità. Feticci decostruiti e simboli rimarcati creavano un’atmosfera densa di scherno, ma anche di tensione sulle dinamiche migratorie, tema centrale della ricerca di Xhafa. 

L’opera evidenzia come lo spazio della legalità confini con una galassia mediatica ipertrofica e onnivora, dove il consenso collettivo trasforma figure marginali in oggetti fruibili, parodiando le retoriche identitarie e proponendo il meticcio come utopia politica contro omologazione e sfruttamento: 

Al di là della visibile ironia, io credo realmente alla possibilità che la forza clandestina possa rivitalizzare le civiltà. Non mi stancherò mai di sostenere, da eterno migrante, la caratteristica di vitalità che l’integrazione fra le varie culture, genera. Ma il problema è di capire che l’emigrante non rappresenta solo forza lavoro, non è solo sfruttamento economico, è semmai scoprire la ricchezza culturale che esso trasferisce, con la sua presenza, in terre straniere. Quando parlo di splendore mi riferisco, evidentemente, ad un futuro in cui una nuova economia possa assorbire flussi migranti seguendo il rispetto di soggettività altre, tenendo presente che l’integrazione tra le differenze avviene solo rispettandole e proteggendole (questo per me è anche un fattore, per così dire, di eleganza). 

Johnny condensa la critica di Xhafa all’alterità e alla migrazione: un combattente in abito bianco, incorniciato d’oro, sbeffeggia le dinamiche di potere e sacralizzazione, trasformando la fotografia in macchina concettuale contro l’omologazione culturale.