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My house is a Le Corbusier (Notre Dame du Haut/Palais des Filateurs)

Cristian Chironi

Cristian Chironi (Nuoro, Italia, 1974)

My house is a Le Corbusier (Notre Dame du Haut/Palais des Filateurs), 2015

Piega di pagine estrapolate dal libro Le Corbusier (J.L. Cohen-Taschen), poliplat, spilli, plexiglass colorato azzurro pantone 100-13015

25 x 31 x 7,5 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Biblioteca, Sala 1 Est

My house is a Le Corbusier (Notre Dame du Haut / Palais des Filateurs) fa parte di un ciclo omonimo avviato da Cristian Chironi nel 2014, che si configura come un progetto multidisciplinare a lungo termine, articolato tra pratica artistica, ricerca, performance e residenza. Il progetto prevede che l’artista abiti progressivamente le numerose abitazioni progettate da Le Corbusier nel mondo – fino a trenta siti in dodici nazioni – trasformandole in “postazioni di osservazione privilegiata” attraverso cui interrogare il senso contemporaneo dell’abitare e l’eredità architettonica del modernismo. 

L’opera si presenta come un assemblaggio di pagine estratte dalla monografia Le Corbusier di Jean-Louis Cohen piegate e immobilizzate tra fogli di poliplat e racchiuse in una teca di plexiglass azzurro, nella tonalità pantone 100-13015. La selezione delle pagine è centrata su due architetture emblematiche del maestro svizzero: la cappella di Notre Dame du Haut a Ronchamp e il Palais des Filateurs a Saint-Dié. Questi due edifici, opposti per funzione e contesto, diventano nel lavoro di Chironi elementi visivi e narrativi di un confronto tra tensione spirituale e razionalità produttiva, tra trascendenza e funzione. L’opera non si limita a documentare, ma attiva un processo di rielaborazione materiale e simbolica: le piegature interrompono la linearità della lettura, mentre il contenitore plastico introduce un filtro visivo che richiama la mediazione percettiva dell’abitare. 

My house is a Le Corbusier nasce da un episodio realmente accaduto: negli anni Sessanta, l’artista sardo Costantino Nivola, amico e collaboratore di Le Corbusier, consegnò a una famiglia di Orani, in provincia di Nuoro (paese natale sia di Nivola sia di Chironi) un progetto originale dell’architetto svizzero per la costruzione di un’abitazione. Il progetto fu ignorato – «non aveva né porte né finestre», dichiararono i familiari – e sostituito da una costruzione funzionale, che oggi rappresenta una casa “modernista mancata”. Questo aneddoto diventa per Chironi spunto per riflettere su incomprensioni culturali, fallimenti della trasmissione simbolica e sulla possibilità, oggi, di riattivare quell’immaginario abitativo come esperienza artistica e politica. 

In questa prospettiva, l’opera del 2015 si configura come un nodo materiale all’interno di una sorta di performance dilatata nel tempo: ogni casa è una tappa, ogni oggetto una condensazione. Il dispositivo librario viene qui trattato come corpo architettonico: piegato, montato, esposto. L’uso del plexiglass azzurro, oltre a introdurre un elemento cromatico distintivo, allude alla luce come condizione dell’abitare moderno, mentre il gesto di estrazione e fissazione delle pagine trasforma la documentazione in oggetto, in resistenza visiva. 

L’opera è stata presentata per la prima volta nel 2015 con la galleria Ex Elettrofonica, ed è connessa alle prime tappe del progetto, tra cui la residenza al Padiglione Esprit Nouveau di Bologna, svolta nel gennaio dello stesso anno in occasione di ART CITY Bologna / Arte Fiera, e sostenuta dalla Fondation Le Corbusier e il MAMbo. My house is a Le Corbusier (Notre Dame du Haut / Palais des Filateurs) racchiude così in scala ridotta le traiettorie tematiche, critiche e affettive di un progetto destinato a protrarsi nel tempo, in cui ogni gesto, ogni spazio e ogni frammento concorrono a ridisegnare la geografia possibile dell’abitare.