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Nature Congeneri I

Sabrina Torelli

Sabrina Torelli (Reggio Emilia, Italia, 1966)

Nature Congeneri I, 2003

3 pelli, disegni a pennarello

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Ca' Vignal – 3, corridoio piano terra

Realizzata nel 2003, Nature Congeneri I è composta da tre disegni eseguiti su pelle, concepiti come elementi distinti ma uniti in un unico dispositivo formale. L’opera inaugura una serie in cui Sabrina Torelli sviluppa una ricerca basata sull’accostamento di immagini simboliche provenienti da ambiti eterogenei, dalla tradizione alchemica alla storia della scienza e dell’astrofisica.

I tre disegni presentano altrettanti nuclei iconografici: una sequenza di sfere di fuoco (Vulcano, Mercurio, Luna e Sole) derivata da fonti medievali e legata alla cosmologia alchemica; la rappresentazione di “Anu”, ipotesi grafica di un elemento originario della materia; e, infine, il plenum, inteso come materia celeste in movimento, riconducibile alla tradizione filosofico-scientifica moderna, in particolare alle formulazioni cartesiane. L’opera si costruisce come un montaggio di immagini tratte da diversi regimi di rappresentazione del sapere (diagrammi alchemici, modelli proto-scientifici, visualizzazioni cosmologiche) che, storicamente, hanno avuto la funzione di rendere visibili realtà invisibili o non direttamente osservabili. In questo senso, Nature Congeneri I si inscrive in una genealogia di immagini che attraversa il passaggio tra saperi simbolici e saperi scientifici, mettendo in relazione sistemi conoscitivi diversi attraverso la forma visiva. La nozione di “natura congenere”, ripresa dalla tradizione platonica, rimanda all’idea che la conoscenza consista nel riconoscimento di una condizione originaria dell’essere, secondo la teoria della trasmigrazione delle anime, e orienta l’intero impianto dell’opera come principio di connessione tra le immagini selezionate. In questa prospettiva, l’accostamento di elementi eterogenei tende a ricondurre la molteplicità dei saperi a una matrice unitaria. Il supporto in pelle assume un ruolo non solo strutturale e simbolico: non semplice superficie, ma materiale storicamente associato a pratiche rituali e trasformative, che contribuisce a definire l’opera come oggetto unitario in cui segno, materia e iconografia risultano strettamente interrelati.