Performing Time
Ivan Moudov (Sofia, Bulgaria, 1975)
Performing Time, 2012
Video HD, sonoro
23h 15’
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Piano Terra, Atrio
Performing Time nasce come azione performativa incentrata sulla percezione soggettiva del tempo e sul rapporto tra esperienza vissuta e misura convenzionale. L’opera è presentata attraverso una documentazione video in presa unica della durata di ventiquattro ore, che registra l’artista solo in uno spazio spoglio, di fronte a un grande orologio a parete, mentre ne muove manualmente le lancette. Il dispositivo è volutamente semplice e radicale: Moudov non conosce l’ora reale e costruisce il tempo esclusivamente sulla base della propria percezione. Il risultato, una durata percepita di 23 ore e 15 minuti rispetto alle 24 ore astronomiche, non assume il valore di un esperimento scientifico, ma diventa un elemento rivelatore dello scollamento tra tempo oggettivo e tempo esperito, tra norma e vissuto, tra sistema e corpo. Presentata per la prima volta nell’ambito dell’omonima mostra personale del 2012 presso Prometeo Gallery di Ida Pisani a Milano, l’opera si inseriva in una più ampia costellazione di lavori che utilizzano gesti minimi e interventi essenziali per mettere in crisi abitudini percettive e convenzioni consolidate. Il corpo dell’artista diventa esso stesso strumento di misura, dispositivo critico, superficie di iscrizione del tempo. Non si tratta, quindi, di rappresentare il tempo, ma di metterlo in atto, di sottoporlo a una negoziazione continua tra volontà, stanchezza, attenzione, deriva. Come in molte altre opere di Moudov, l’efficacia non risiede nella spettacolarità dell’azione ma nella sua apparente neutralità: un gesto ordinario, ripetitivo, quasi insignificante, viene spinto fino al limite della resistenza fisica e mentale, trasformandosi in una riflessione sottile ma incisiva sulle strutture che regolano la nostra esperienza quotidiana. Il tempo, che normalmente subiamo come dato esterno, misurato, amministrato, diventa qui materia instabile, fragile, esposta all’errore e all’umano.
