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Picus

Jorge Peris

Jorge Peris (Alzira, Spagna, 1969)

Picus, 2012

Materiale organico (picchio, crostaceo) e acquerello su litografia

47,5 x 40 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Biblioteca

Picus (2012) fa parte di un nucleo di opere sviluppate da Jorge Peris in occasione della mostra Tamaris (2012) presso il Musée du Château des Ducs de Wurtemberg di Montbéliard. In quell’occasione l’artista ha avviato una riflessione sulle collezioni naturalistiche del museo, reinterpretando alcune incisioni storiche attraverso interventi di collage: copie delle tavole venivano parzialmente colorate ad acquerello e completate mediante l’introduzione di parti di animali reali. Il piacere estetico della riproduzione ottocentesca, fondata su un’idea idealizzata e ordinata della natura, veniva così deliberatamente interrotto dall’irruzione del reale, che sottraeva l’immagine alla contemplazione e la apriva a scenari interpretativi più ambigui e perturbanti. 

In Picus ritornano in modo emblematico alcuni dei nuclei centrali della ricerca di Peris, in particolare la riflessione sulla materialità organica, sul tempo e sulla trasformazione entropica dell’immagine. Quì l’artista interviene su una litografia naturalistica storica raffigurante il PileatedWoodpecker (Picus pileatus), riconducibile alla tradizione iconografica ottocentesca legata all’opera di John James Audubon. La tavola, concepita come immagine scientifica e descrittiva, reca ancora la dicitura tassonomica e il titolo dell’esemplare, ad attestare la funzione classificatoria e didattica dell’immagine di partenza. Su questa superficie bidimensionale, Peris innesta materiali organici reali (frammenti di un esemplare di picchio e di un crostaceo) e interventi pittorici ad acquerello, producendo uno slittamento radicale tra rappresentazione e presenza. L’animale, da soggetto iconografico, diventa corpo reale, introducendo nello spazio dell’opera una dimensione fisica e temporale che eccede la funzione illustrativa della litografia. La pittura, accentuando cromaticamente alcune parti dell’immagine, amplifica la percezione di un processo vitale in atto, rendendo instabile il confine tra ciò che è disegnato e ciò che è materialmente presente. In Picus, la natura non è oggetto di contemplazione né di catalogazione scientifica, ma sistema in trasformazione, sottoposto a processi di decadimento e metamorfosi. L’opera mette in tensione il tempo lungo e apparentemente immobile della tradizione iconografica naturalistica con il tempo breve e irreversibile della materia organica, che continua a mutare anche durante l’esposizione. La litografia, pensata per fissare e conservare, viene così attraversata da un principio entropico che ne compromette la stabilità. Attraverso questo intervento, Peris trasforma l’immagine in un dispositivo ibrido, in cui convivono documento, corpo e pittura.