The Dead Sea
Amir Yatziv (Karmiel, Israele, 1972)
The Dead Sea, 2011
C-print
56 x 76 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Biblioteca
The Dead Sea è stata realizzata nell’ambito del progetto, articolato attorno a un video monocanale in bianco e nero (This is Jerusalem, Mr. Pasolini, 2011) e a una serie di fotografie ricavate dai filmati realizzati da Pier Paolo Pasolini nel 1963 durante il viaggio in Israele e Palestina documentato in Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo (1965), quando il regista cercava in Terra Santa le possibili location per il film Il Vangelo secondo Matteo (1964). Il video di Yatziv accosta il resoconto audio del viaggio in Palestina di Pasolini alle immagini del film poi girato nel Sud Italia, in particolare a Matera, facendo emergere lo scarto tra i luoghi “reali” della storia cristiana e i paesaggi chiamati a sostituirli sullo schermo. Il nucleo di fotografie, tra cui le tre della collezione del Museo del Contemporaneo Univr (The Dead Sea, On the way to Nazareth e 90 km from Tel Aviv), sono ottenute ricomponendo frame per frame i paesaggi della Cisgiordania ripresi da Pasolini, fino a trasformarli in immagini autonome, dalla forte qualità plastica. In The Dead Sea il Mar Morto, isolato e “ricostruito” da Yatziv, diviene una sorta di paesaggio-sintesi: tragico, bruciato dal sole, abbandonato, capace di restituire quella “lezione di umiltà” che per Pasolini mette in crisi l’armamentario iconografico glorificante del cristianesimo, restituendo alla storia dell’umanità l’essenza nuda della condizione umana e religiosa. The Dead Sea condensa in un unico orizzonte marino lo scarto tra iconografia cristiana e concretezza arabo-israeliana dei luoghi, trasformando il paesaggio in superficie di proiezione, memoria e reinscrizione politica.
Nel lavoro di Yatziv, la questione di come la storia venga narrata, archiviata e messa in scena è centrale: come in altri progetti dedicati ad archivi, reenactment e dispositivi di simulazione, l’artista interroga la possibilità di una verità storica univoca, mostrando come immagini e suoni possano essere rimontati per produrre versioni concorrenti del reale.