The Princess
Adrian Paci (Scutari, Albania, 1969)
The Princess, 2003
Stampa fotografica
186 x 186 cm
Edizione 1/5 + 2 AP
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Biblioteca
The Princess è una fotografia realizzata da Adrian Paci nel 2003 e costituisce un omaggio a una delle figlie dell’artista, Tea, ritratta come una principessa secondo un immaginario fiabesco. L’immagine raffigura la bambina seduta in posa all’interno del Palazzo Visconti di Milano, uno spazio architettonico di forte carica simbolica, legato all’esperienza personale dell’artista, che nei primi anni del suo trasferimento in Italia vi lavorava come restauratore. Il contesto monumentale e l’abbigliamento della figura contribuiscono a costruire un’immagine sospesa tra dimensione privata e rappresentazione idealizzata. L’opera si colloca all’interno della più ampia ricerca di Paci sul tema della migrazione e sulle trasformazioni dell’identità individuale e familiare determinate dalla condizione di sradicamento. Tuttavia, l’interesse dell’artista non si concentra sulla categoria sociologica dell’immigrato in senso astratto, quanto piuttosto sulle dinamiche intime e quotidiane che accompagnano l’esperienza del cambiamento: la nostalgia, la necessità di adattamento e le strategie creative attraverso cui si ridefinisce il senso di appartenenza. In questo caso, il gesto di ritrarre la figlia come una principessa si configura come un tentativo paterno di preservare uno spazio di immaginazione e di desiderio all’interno di una situazione di precarietà e transizione. Il titolo The Princess allude a un augurio rivolto ai sogni e alle aspirazioni della bambina, ma introduce anche una riflessione sul ruolo delle immagini nella costruzione dell’identità. La posa controllata e l’ambientazione solenne evocano i codici del ritratto ufficiale, mentre la presenza di un soggetto infantile ne incrina la rigidità, aprendo a una lettura più complessa e stratificata. La fotografia mette così in relazione dimensione affettiva e costruzione simbolica, facendo emergere il modo in cui l’esperienza biografica dell’artista si traduce in una riflessione più ampia sulla memoria, sul desiderio e sulla possibilità di reinventare il proprio posto nel mondo.
