Unrequited Lovesong
Rolf Nowotny (Danimarca, 1978)
Unrequited Lovesong, 2012
Alluminio, bulloni, abiti da lavoro
39,2 x 21 x 6,5 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Biblioteca
Unrequited Lovesong (2012) si inserisce nella ricerca di Rolf Nowotny sul corpo, sull’identità e sulle forme di proiezione affettiva che attraversano gli oggetti quotidiani. L’opera, parte di una serie omonima, assume la forma di un assemblaggio compatto e trattenuto: una struttura in alluminio e bulloni incorpora abiti da lavoro (in questo caso medico e giardiniere), materiali che rimandano a una dimensione funzionale e impersonale, ma che qui vengono caricati di una tensione emotiva latente. Il titolo introduce una frizione significativa: la enunciata canzone d’amore non corrisposto evoca una sfera intima e vulnerabile, mentre i materiali impiegati (industriali, poveri, legati al lavoro e all’uso) appartengono a un registro antisentimentale. In questo scarto tra linguaggio affettivo e corporeità muta dell’oggetto si concentra uno dei nodi centrali della pratica di Nowotny: la possibilità che la materia diventi deposito di esperienze psichiche, proiezioni, desideri e fratture identitarie. L’opera non mette in scena una narrazione esplicita, ma costruisce una condizione di ambiguità: ciò che è esposto appare al tempo stesso come residuo, reliquia, corpo sostitutivo. Gli abiti, privati della loro funzione d’uso, non rappresentano un individuo, ma suggeriscono una presenza assente, una soggettività mancata o interrotta. In questo senso, Unrequited Lovesong lavora sulla soglia tra oggetto e corpo, tra struttura e affezione, suggerendo una dimensione psichica senza tradurla in immagine narrativa. La scala ridotta e la precisione formale contribuiscono a rafforzare il carattere concentrato e introverso dell’opera, che si offre allo sguardo come dispositivo silenzioso di tensione piuttosto che come affermazione spettacolare.