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Untitled

Christoph Meier

Christoph Meier (Vienna, Austria, 1980)

Untitled, 2011

Legno, ferro, pittura

190,5 x 34 x 34 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Piano Interrato, Corte Est

Untitled (2011) appartiene al nucleo di lavori presentati da Christoph Meier nella mostra personale greenpisellivideosculpture, tenutasi nel 2012 presso la Galleria Collicaligreggi di Catania. In quel contesto l’artista affiancava opere precedenti a nuove sculture policrome, documentando una fase della sua ricerca caratterizzata da un rinnovato interesse per gli aspetti pittorici e grafici della scultura. L’opera si presenta come una struttura essenziale: una base sostiene un’asta sottile, dipinta di rosso, in cui è inserito un piccolo anello metallico. La forma è volutamente semplice, quasi dimessa, e l’assemblaggio appare intenzionalmente precario. Anche il trattamento della superficie risponde a questa logica: la pittura è applicata in modo diretto, denso, non rifinito, secondo quella che l’artista stesso definisce una modalità crusty, capace di valorizzare la qualità scultorea dell’oggetto attraverso la sua materialità piuttosto che attraverso la perizia tecnica. Questa scelta formale riflette una posizione etica consapevole. Di fronte a un panorama visivo dominato da opere spettacolari e sovraccariche di intenzionalità, Meier rivendica una pratica povera, umile, fondata su procedimenti minimi e su una deliberata sottrazione. Il canone che ne deriva è più vicino a un assemblaggio estemporaneo: l’opera rinuncia a ostentare competenza tecnica o intellettuale per assumere un tono apparentemente marginale, ma proprio per questo più diretto e comunicativo. In questo senso Untitled non si configura come oggetto concluso e autoreferenziale, bensì come traccia di un processo e come presenza relazionale nello spazio. La scultura mette in primo piano la contingenza dei materiali di recupero, il ruolo del caso, la dimensione temporale del fare e trasferisce allo spettatore una parte della responsabilità percettiva, trasformando l’esperienza dell’opera in un dispositivo aperto più che in una forma chiusa.