m
d
c

Untitled (dalla serie Drama Projections)

Cristóbal Lehyt

Cristóbal Lehyt (Santiago del Cile, Cile, 1973)

Untitled (dalla serie Drama Projections), 2013

Acrilico su poliestere

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

269,24 × 152,4 cm

Polo di Ca' Vignal 3- Atrio Piano Terra

Untitled (dalla serie Drama Projections), 2013, appartiene a uno dei cicli più articolati e teoricamente densi della ricerca di Cristóbal Lehyt: avviato nei primi anni Duemila e sviluppato attraverso una pratica che intreccia pittura, disegno e installazione, la serie Drama Projections indaga i processi di costruzione dell’immagine come esito di passaggi, traduzioni e slittamenti tra media, mettendo in crisi l’idea di una rappresentazione immediata e trasparente del soggetto e interrogando la relazione fra identità, figurazione e dispositivo visivo. L’opera si colloca nel contesto delle ricerche presentate da Lehyt nel 2013 in occasione delle mostre Iris Sheets, presso l’Americas Society di New York, e Iris Sheets II: This Time It’s Personal, presso la galleria Johannes Vogt, entrambe dedicate agli sviluppi più recenti della serie Drama Projections

Per la prima, l’artista ha costruito un’imponente struttura con tronchi di sweetgum e di quercia, che sono stati immersi nel vino rosso cileno. I segmenti di albero macchiati di bordeaux sono stati imbullonati insieme in una serie di moduli triangolari interconnessi che si estendevano per tutta la lunghezza della galleria principale. Biforcando lo spazio, la scultura costringeva lo spettatore a negoziare la sua forma per raggiungere l’alcova sul retro, dove erano esposte altre due opere del 2013: Aquarium (due piccole scatole di vetro sigillate e riempite di sabbia, vino e zolfo) e Iris Sheets, della serie Drama Projections (un murale fluorescente a luce nera, con cinque figure di contorno senza sesso in una distesa nera punteggiata da sfere di neon e macchie di vernice). In concomitanza con la mostra dell’Americas Society, Iris Sheets II: This Time It’s Personal da Johannes Vogt esponeva sette grandi dipinti (tutti del 2013) su poliestere non teso, ciascuno raffigurante una figura. Come il murale, molti dei dipinti sono stati realizzati creando un fondo policromo e sovrapponendolo a una superficie nera opaca. Lehyt ha poi disegnato le sue figure graffiando la superficie nera per rivelare i colori acrilici primari e al neon. In questi lavori l’immagine nasce da un procedimento di mediazione e trasformazione: i disegni originari, realizzati attraverso risposte visive rapide e ripetute, vengono progressivamente tradotti in segni riproducibili e trasferiti su supporti differenti (carta, parete, poliestere), perdendo ogni stabilità identitaria e assumendo il carattere di immagini sospese, instabili, estraniate da qualsiasi sviluppo narrativo compiuto. I colori fluorescenti e le campiture scure generano un effetto percettivo che richiama la logica della proiezione e dello schermo, evocando una dimensione al tempo stesso teatrale e artificiale. L’Untitled della collezione del Museo del Contemporaneo UniVr appartiene a questo nucleo di opere. Qui una figura isolata emerge in uno spazio privo di coordinate riconoscibili, assimilabile a uno spazio proiettivo o mentale. Il corpo non si manifesta come presenza piena, ma come apparizione fragile e smaterializzata: un’immagine prossima alla traccia più che alla rappresentazione, che oscilla tra emersione e dissoluzione. La figura, che attraversa l’intera serie Drama Projections, può essere letta come indice di una soggettività trasformata in segno, risultato di un processo di traduzione e di distanza prodotto dai dispositivi culturali e tecnici che regolano la produzione delle immagini contemporanee. In questo senso, la pittura non opera come linguaggio espressivo autonomo, ma come dispositivo critico che interroga le condizioni di visibilità e le possibilità di relazione tra immagine e spettatore. L’opera si configura così come una rigorosa indagine sui limiti della rappresentazione corporea e sullo statuto instabile dell’immagine, collocando la pittura al centro di una riflessione attuale sulle modalità di percezione, mediazione e smaterializzazione dell’esperienza visiva.