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Untitled (equilibrium)

Jiří Kovanda

Jiří Kovanda (Praga, Repubblica Ceca, 1953)

Untitled (equilibrium), 2007

Corde, martello, nylon, marshmallow

Dimensioni ambientali

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Palazzo Ex Zitelle

Untitled (equilibrium) appartiene alla fase installativa della ricerca di Jiří Kovanda sviluppata a partire dagli anni Duemila, nella quale l’artista rielabora, in forma spaziale e non più performativa, alcuni principi operativi già presenti nelle azioni degli anni Settanta. L’opera è costituita da un insieme di elementi comuni (un martello sospeso mediante corde e nylon, in relazione a un sacchetto di marshmallow) disposti secondo un assetto che istituisce una condizione di equilibrio precario, determinata esclusivamente da rapporti di peso, tensione e gravità. 

L’installazione si fonda su una logica di dipendenza reciproca tra materiali eterogenei per funzione, consistenza e valore simbolico. Il martello, oggetto associato a forza, lavoro e potenziale impatto, è trattenuto da un sistema di sospensione fragile, mentre i marshmallow, materiali deperibili e instabili, introducono un elemento di vulnerabilità che accentua la natura contingente dell’insieme. L’equilibrio evocato dal titolo non coincide con una condizione di stabilità, ma con una situazione strutturalmente instabile, mantenuta entro limiti minimi e sempre potenzialmente reversibile. In continuità con la sua pratica concettuale, Untitled (equilibrium) è concepita come una configurazione spaziale autosufficiente, che non prevede attivazioni performative né dispositivi partecipativi. L’opera affida il proprio funzionamento esclusivamente alle relazioni fisiche tra materiali, peso e tensione, rendendo l’osservatore testimone di una situazione già data, la cui instabilità è inscritta nella struttura stessa dell’installazione. La scelta di materiali ordinari e facilmente riconoscibili riduce ogni effetto di monumentalità e colloca l’opera in una dimensione prossima all’esperienza quotidiana. Come in altre installazioni di Kovanda dello stesso periodo, l’intervento non mira a produrre un evento, ma a rendere visibile una condizione latente, affidata a equilibri minimi e a una temporalità sospesa. In questo senso, l’opera può essere letta come una trasposizione nello spazio espositivo delle strategie di sottrazione, economia di mezzi e attenzione alle condizioni materiali che caratterizzano l’intera ricerca dell’artista.