V1 (ArrangementS and Haze Series)
Apparatus 22 (Bucarest, Romania, 2011)
V1 (ArrangementS and Haze Series), 2017
Incisione laser su cuoio tinto a mano in bianco
100 x 140 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Santa Marta – Piano Interrato, Corridoio Est
V1 (Arrangements and Haze series) è stata concepita e prodotta da Apparatus 22 per la seconda mostra personale del collettivo alla GALLLERIAPIÙ di Bologna: Arrangements & Haze del 2018. Una precedente serie, per la prima mostra omonima, dal titolo Several Laws. The Elastic Test aveva inaugurato una riflessione del gruppo sulle innumerevoli norme che plasmano il corpo nella società contemporanea. Ma, mentre in Several Laws. The Elastic Test Apparatus 22 collocava il nucleo concettuale delle opere nei tempi nebbiosi in cui viviamo, con Arrangements & Haze sposta la prospettiva, trasferendo la riflessione sul corpo in un futuro lontano. Secondo una prassi che li contraddistingue, il collettivo avanza pensieri poetici che si muovono tra il viscerale e il digitale, tra il piacere e l’abuso e, soprattutto, tra l’impossibile e qualcosa che potrebbe diventare plausibile solo attraverso un’immaginazione radicale. Il ciclo Arrangements & Haze riguarda un intero processo di unione e intreccio di pensieri, energie, oggetti ed elementi oltre ciò che è noto, inconfutabile e manifesto, per evocare le (possibili) realtà del corpo nel futuro secondo Apparatus 22. Una sezione della mostra era costituita da otto testi su grandi pezzi di pelle intelaiati, che esplorano scenari radicali del corpo in relazione al lavoro, alla tecnologia, alla spiritualità, all’ergonomia estrema e all’economia. V1 è il primo di questi otto. L’incisione al laser sul cuoio bianco recita:
A CLARION CALL OF MARKET
IN HIDEOUS DISGUISES
WRAPS DREAMS OF BEAUTY.
YET IN INTERSTELLAR BURSTS.
MY MUTANT BODY
SAVES MY LIFE
All’elaborazione formale si coniuga la ricerca poetica: il testo ermetico acquisisce un’importanza centrale nella serie delle pelli, ribadendo il carattere interdisciplinare della ricerca di Apparatus 22 (che si autodefinisce collettivo di sognatori, ricercatori, attivisti poetici e futurologi – falliti – interessati all’esplorazione delle intricate relazioni tra economia, politica, studi di genere, movimenti sociali, religione e moda). Per evidenziare la tensione costruita tra i mezzi formali limitati – un rettangolo di pelle bianca tatuato con un testo – e l’intensa qualità essenziale delle parole, Apparatus 22 ha coniato il termine “minimalismo hardcore”. L’opera va letta in relazione non solo agli altri elementi della serie V1-V8 (Arrangements and Haze series), ma anche come tassello di un organismo, la mostra stessa, che presentava un corpus estremamente variegato di elementi: strumenti che risultano da un immaginario studio di prototipazione rudimentale creato da Apparatus 22, un insieme di opere (tra cui Hand Tools (E)(M)(D) For Molding Deep Convictions, 2018), che svela uno spazio rituale per affrontare problemi essenziali legati all’immaginazione di un nuovo corpo radicale.
