Vegetarian hamburger / breath in one glass

James Yamada (Bat Cave, North Carolina, Stati Uniti 1967)
Vegetarian hamburger / breath in one glass, 2003
Stampa cromogenica su archivio di cristalli di fuji
80 x 80 cm
Edizione 1/3
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Palazzo Giuliari – Piano Primo, Stanza 1.29 “Sala dei Paesaggi”
Vegetarian hamburger / breath in one glass (2003) affronta, in forma allegorica, il rapporto fra consumo, corporeità e trasformazione della materia. Coerentemente con l’interesse dell’artista per i conflitti e le contraddizioni della cultura capitalista e per la dialettica oppositiva tra natura e progresso tecnologico, l’opera mette in relazione due immagini concettualmente complementari: da un lato un “hamburger vegetariano”, ossimoro che sposta il paradigma del fast food verso un piano pseudo-naturale e salutare; dall’altro il “respiro in un bicchiere”, traccia invisibile dell’organismo, che allude a una dimensione immateriale compressa in un contenitore quotidiano. Come in altre fotografie della serie esposte nella mostra Miss. Understood presso la galleria Raucci Santa Maria di Napoli (dove è stata acquisita da Giorgio e Anna Fasol insieme ad altri due lavori della stessa serie), Yamada costruisce un’“architettura quotidiana” composta da oggetti banali (cibo, vetro, liquidi, piccoli elementi naturali) per poi congelarla in un’immagine che invita a interrogare il processo più che il risultato formale. Se in Two ways to build a fence il fulcro è il gesto dell’uccellino che preleva un fiore per costruire il nido, qui la tensione si sposta sulla trasformazione del corpo e delle sue esigenze (nutrirsi, respirare) in merce, simbolo e residuo. L’“hamburger vegetariano” richiama una retorica di sostenibilità e controllo del corpo che resta però inscritta nella logica del consumo seriale; il “breath in one glass” evoca l’idea di trattenere, quantificare, forse analizzare scientificamente il respiro, riducendo una funzione vitale a dato e traccia. La stampa cromogenica, con l’accuratezza del colore e della luce tipica della produzione fotografica di Yamada, accentua l’ambiguità tra naturale e artificiale: come nelle altre opere della serie, il materiale è spesso straniante, improprio, insolito, e la distanza tra oggetto e significato è affidata a un meccanismo di sospensione interpretativa che invita a riconsiderare le relazioni tra forma, funzione e contesto. In questo modo, Vegetarian hamburger / breath in one glass interroga i rapporti fra natura, tecnologia e sistemi di controllo, affidando proprio alla scala ridotta dell’oggetto quotidiano la capacità di attivare riflessioni più ampie su etica, ecologia e biopolitica dello sguardo.