Waterbones
Loris Cecchini (Milano, Italia, 1969)
Waterbones, 2015
Acciaio, 100 elementi
Circa 290 x 170 x 180 cm
Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA
Polo di Ca' Vignal 1 – Atrio Piano Terra
Waterbones è uno dei primi esemplari della omonima serie di installazioni scultoree realizzate da Loris Cecchini a partire dal 2015. Le opere di questa serie sono costituite da moduli in acciaio inossidabile progettati per essere assemblati in configurazioni che richiamano strutture organiche, simili a sistemi molecolari o a meccanismi rampicanti. L’aggregazione dei singoli moduli crea forme fluide e dinamiche che si integrano armoniosamente negli spazi espositivi, sia interni che esterni.
L’opera si inserisce nel percorso di ricerca di Cecchini come una riflessione sulla modulazione della forma attraverso sistemi di aggregazione e crescita, in un dialogo costante tra organicità e struttura. La modularità è il fulcro del linguaggio dell’artista, che utilizza componenti identici come vettori di una crescita non lineare, in cui il rigore della progettazione digitale e della modellazione parametrica si traduce in una struttura plastica in perenne trasformazione. L’apparente leggerezza della composizione, che sembra sospesa in una condizione di equilibrio instabile, è frutto di una logica costruttiva che oscilla tra ordine e casualità, tra previsione e fenomeno emergente. L’acciaio, nella sua rigidità industriale, viene rielaborato da Cecchini per acquisire una qualità organica e vibrante, suggerendo un processo di sviluppo potenzialmente infinito.
La relazione con lo spazio è una componente essenziale di Waterbones: l’opera non si impone come elemento statico, ma si diffonde negli ambienti e sulle superfici espositive secondo una logica rizomatica. Questa adattabilità sottolinea la capacità della scultura di superare la propria tradizionale autonomia oggettuale per farsi dispositivo plastico integrato nel contesto, in grado di modificare la percezione dell’ambiente. L’approccio di Cecchini, fortemente radicato in un’indagine transdisciplinare che intreccia arte, scienza e architettura, trova in Waterbones una delle sue espressioni più compiute. L’opera non si limita a tradurre un principio formale, ma si configura come una vera e propria esplorazione delle dinamiche di crescita e interconnessione, in cui la ripetizione modulare diventa metafora della proliferazione naturale e della struttura latente che governa i sistemi biologici e fisici. In questa prospettiva, Waterbones si colloca non solo come scultura, ma come un organismo in espansione, un campo di forze in cui la forma non è imposta dall’esterno, ma emerge dal dialogo costante tra materia, spazio e relazione strutturale.
