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Waypoint II

Anna Hughes

Anna Hughes (Londra, Regno Unito, 1982)

Waypoint II, 2012

Olio su lino, pennarello

29,2 x 23,1 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Chiostro Santa Maria della Vittoria

Waypoint II (2012) fa parte del ciclo di lavori presentati da Anna Hughes nella mostra Waypoint (Galleria Artericambi, Verona, 2012), in cui l’artista sviluppa una riflessione pittorica sul paesaggio come spazio mentale e come luogo di tensione tra orientamento e smarrimento con l’intenzione di rielaborare l’eredità del sublime romantico alla luce di una sensibilità contemporanea segnata dall’incertezza e dalla perdita di riferimenti stabili. L’immagine si presenta come una superficie pittorica compatta e raccolta, attraversata da una linea orizzontale sottile che, trascendendo i limiti della tela per raggiungere il muro, interrompe la continuità e allo stesso tempo funge da elemento strutturante della composizione. Il campo cromatico, dominato da tonalità scure e sfumate, suggerisce un paesaggio indistinto, privo di coordinate spaziali definite, in cui la profondità è accennata ma mai pienamente dichiarata. La pittura procede per velature e stratificazioni leggere, generando un’atmosfera di sospensione che rende l’immagine instabile e difficilmente decifrabile. La linea orizzontale che attraversa l’opera può essere letta come un segno di misurazione o di orientamento, un riferimento minimale a un orizzonte ipotetico. In questo senso, Waypoint II allude a un punto di passaggio, a una soglia temporanea all’interno di un percorso privo di destinazione finale, mettendo in discussione l’idea stessa di orientamento come garanzia di stabilità. L’opera riflette uno degli aspetti centrali della ricerca di Hughes: la tensione tra razionalità e percezione emotiva, tra ordine e disgregazione. Il paesaggio non è qui un luogo da abitare o da attraversare, ma uno spazio mentale, in cui la pittura diventa strumento per rendere visibile una condizione di incertezza. Waypoint II non propone una lettura narrativa o simbolica chiusa, ma apre uno spazio di ambiguità percettiva che invita lo spettatore a confrontarsi con un’esperienza di disorientamento, coerente con le contraddizioni della contemporaneità.