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YCHBI: a tag heuer aquaracer calibre 5 automatich or a waterford – design studio – blackfriars lidded urn

James Ferris

James Ferris (Regno Unito, 1980)

YCHBI: a tag heuer aquaracer calibre 5 automatich or a waterford – design studio – blackfriars lidded urn, 2008-2011

Acrilico su tela

120 x 120 cm

Donazione di Anna e Giorgio Fasol – AGIVERONA

Polo di Santa Marta – Piano Terra, Ballatoio Est

Realizzata tra il 2008 e il 2011, YCHBI: a tag heuer aquaracer calibre 5 automatich or a waterford – design studio – blackfriars lidded urn è parte di un ampio ciclo pittorico in cui James Ferris sviluppa un’indagine visiva e concettuale sulle relazioni tra valore, superficie e consumo. L’opera si presenta come una pittura su tela, dalla composizione ambivalente: un fitto pattern di semicirconferenze cromatiche domina la parte superiore della superficie, suggerendo un ordine ritmico e decorativo, che gradualmente si dissolve verso il basso in una colata di macchie, gocce e trasparenze, dove il gesto pittorico si fa più espressivo e instabile. Il titolo accosta due oggetti radicalmente distanti per contesto e funzione: un orologio sportivo di lusso e un’urna firmata Waterford Design Studio. La pittura agisce come campo simbolico in cui questi riferimenti si condensano, si neutralizzano o si contaminano, lasciando emergere una riflessione sulla costruzione del gusto, della distinzione e del valore simbolico degli oggetti. L’opera gioca con l’ambiguità tra astratto e decorativo, tra gesto e schema, tra immagine e linguaggio. La griglia verticale sottostante, simile a un tessuto o a una carta da parati, rafforza il legame con il mondo dell’arredo e della domesticità, mentre la dissoluzione della forma verso il basso apre a una dimensione più gestuale, quasi emotiva, che contrasta con la freddezza seriale dell’impianto superiore. L’opera è stata acquisita da Giorgio e Anna Fasol nel gennaio 2012 durante la mostra 5050 presso la galleria Limoncello di Londra. Il progetto prevedeva la messa in vendita di 100 dipinti con un criterio di valore crescente: il primo a £1, il secondo a £2, e così via. Le opere venivano ritirate, intitolate, certificate e consegnate in tempo reale, in una dinamica performativa che interrogava le logiche di accessibilità, unicità e valore dell’oggetto artistico.