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Sintassi dell’istituzione: laboratorio con Adelita Husny Bey

Sintassi dell’Istituzione, costruire una grammatica museale attraverso l’autocoscienza e la performance

Workshop con l’artista Adelita Husni Bey

Tra marzo e aprile 2026 il Museo del Contemporaneo dell’Università di Verona ha ospitato Sintassi dell’Istituzione. Costruire una grammatica museale attraverso l’autocoscienza e la performance, workshop condotto dall’artista Adelita Husni Bey nell’ambito del progetto Farsi Museo: Valorizzazione della donazione AGIVERONA, sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura.

Adelita Husni Bey (Milano, 1985), presente in collezione con l’opera A Treesitting Archive (2008), esposta presso la sede di Ca’ Vignal, è da anni impegnata nell’esplorazione delle relazioni tra pedagogia, politica e partecipazione. I partecipanti hanno così avuto l’opportunità di sperimentare metodologie collaborative e non gerarchiche, trasformando il museo in uno spazio di apprendimento reciproco e di elaborazione condivisa.

Articolato in due incontri online e tre giornate intensive in presenza presso il Polo Universitario di Santa Marta, il laboratorio si è inserito nel processo di costituzione e consolidamento del Museo del Contemporaneo, configurandosi come uno spazio di ricerca collettiva, ascolto e riflessione critica sull’identità di un museo in divenire.

Il percorso ha coinvolto studenti, membri del comitato scientifico e del team curatoriale in un processo di autoanalisi volto a interrogare missione, valori, metodologie e pratiche dell’istituzione museale. L’obiettivo non era definire un modello precostituito di museo, ma costruire collettivamente strumenti di riflessione capaci di orientarne lo sviluppo futuro.

La prima fase del workshop, svolta online, è stata dedicata alla condivisione di esperienze personali vissute all’interno di musei e istituzioni artistiche. A partire da ricordi, percezioni e vissuti individuali, i partecipanti hanno elaborato una mappa critica delle molteplici dimensioni che caratterizzano il museo contemporaneo: luogo di conoscenza e di relazione, ma anche spazio attraversato da dinamiche di potere, processi di inclusione ed esclusione, costruzione di canoni culturali e produzione di immaginari collettivi.

Questo lavoro preliminare ha posto le basi per la seconda fase, costituita da tre giornate di incontri in presenza svolti presso il Polo di Santa Marta.

Le attività intensive hanno introdotto una dimensione performativa e corporea della ricerca. Attraverso metodologie derivate dal Teatro dell’Oppresso, e in particolare dal teatro immagine e dal teatro forum, le questioni emerse durante gli incontri online sono state tradotte in azioni, composizioni collettive e situazioni performative. Le dinamiche che strutturano l’istituzione museale – relazioni di potere, forme di partecipazione, processi di esclusione, desideri e contraddizioni – sono state così esplorate non soltanto attraverso la discussione, ma anche attraverso il linguaggio del corpo.

Il laboratorio ha inoltre favorito una riflessione sulle dimensioni meno visibili dell’istituzione: le sue infrastrutture, le gerarchie, le economie e le posture implicite che ne orientano il funzionamento. Attraverso pratiche di osservazione, interpretazione e rinegoziazione collettiva, i partecipanti hanno sperimentato modalità alternative di immaginare e abitare il museo.

Più che alla produzione di un output materiale, il workshop ha mirato alla costruzione di un dispositivo critico condiviso: un patrimonio immateriale composto da domande, pratiche e strumenti di analisi capaci di accompagnare nel tempo il processo di sviluppo del Museo del Contemporaneo. Tra i risultati emersi figurano la definizione di una mappa critica delle principali questioni che attraversano il museo nella sua fase di consolidamento, il rafforzamento di un linguaggio comune tra i soggetti coinvolti e la costruzione di una comunità temporanea di ricerca e confronto.

L’esperienza rappresenta un importante contributo al percorso di costruzione del Museo del Contemporaneo, rafforzandone la vocazione come luogo di ricerca, partecipazione e sperimentazione culturale aperto alla comunità universitaria e al territorio.