Sono stati due giorni intensi per il museo quelli trascorsi nel weekend che ha visto il Festival dei Giochi in strada – Tocatì invadere le strade e le piazze della città, in particolare nel quartiere di Veronetta.
Anche in questa edizione il museo ha contribuito con alcune attività che hanno riscosso un buon successo di pubblico e che hanno permesso di raccontare le opere della collezione e di valorizzare la missione culturale e didattica del museo stesso.
Sabato mattina bambine e bambini, accompagnati dai propri genitori, hanno partecipato a un laboratorio che ha ospitato il progetto “Tessere Tessere” ideato da Agnese Costa e Francesca Fattinger, mediatrici esperte di didattica museale. Attraverso uno strumento ludico e creativo, il progetto invita a osservare, vivere e interpretare l’arte in modo partecipativo.
Le opere hanno fatto da cornice a un’esplorazione in cui corpo e mente hanno ‘occupato’ gli spazi museali, offrendo ai più piccoli l’opportunità di comprendere che cosa sia davvero l’arte e come possa concretamente realizzarsi. Anche i genitori presenti hanno partecipato con attenzione, giocando insieme ai propri figli e sperimentando linee, forme e sensazioni legate alle opere.
Il metodo “Tessere Tessere” è stato anche protagonista del laboratorio di sabato pomeriggio, dedicato alla formazione degli adulti. Un pubblico eterogeneo, composto da professionisti del mondo dell’educazione e da figure attive in altri ambiti legati alla creatività e alle diverse forme e linguaggi dell’arte, ha vissuto due ore di intensa formazione, ricche di stimoli e di spunti di riflessione. Le opere della collezione museale, nello splendido contesto dell’ex Provianda di Santa Marta, sono state la giusta cornice anche nel caso di questa esperienza.
Sabato e domenica il pubblico del Festival ha inoltre potuto godere dell’apertura straordinaria del Museo grazie alla presenza del team “Ask Me”.
Sette studentesse dell’Ateneo hanno accolto i visitatori, all’interno e all’esterno dell’edificio, accompagnandoli nella scoperta del progetto museale e rispondendo alle loro domande. La loro presenza ha contribuito a far conoscere meglio il Museo del contemporaneo e le opere che ne costituiscono la collezione.
È stata un’esperienza dal duplice significato: da un lato formativo per il team studentesco, che si è messo alla prova su argomenti normalmente affrontati solo nelle aule o sui libri e che potrebbero diventare una futura professione; dall’altro divulgativo, perché ha permesso ai cittadini e alle cittadine di conoscere uno dei musei universitari più interessanti nel panorama nazionale. Grazie alla donazione di oltre 100 opere da parte dei collezionisti Giorgio e Anna Fasol, dal 2024 l’Università di Verona ospita infatti la più ampia collezione universitaria di arte contemporanea d’Italia.
